Cari Francesco e Salvatore, mi chiamo Alfredo Rampi, ma tutti mi conoscono come Alfredino. Dal giugno del 1981 ho sempre sei anni, da quando ho commesso un’imprudenza che mi ha fatto rimanere bambino. Stavo giocando all’aperto nella zona di Vermicino, vicino Roma, dove abitavo con la mia famiglia. Improvvisamente non ho più sentito la terra sotto i miei piedi e mi sono reso conto che stavo cadendo in un pozzo. Che ci faceva un pozzo lì? Non potevo stare attento? Ma siccome sono un bambino e mi piace giocare libero, non avevo nessuna colpa. Sono i grandi ad avere le colpe, non noi bambini. Sono stati proprio loro che hanno fatto arrivare i giornalisti, le telecamere, altre famiglie con in figli piccoli come me e persone curiose di sapere se i vigili del fuoco mi avrebbero fatto uscire da quel pozzo così profondo e buio. La cosa più strana, cari Ciccio e Tore, è che più cercavano di tirarmi su più scivolavo nella terra. Quel pozzo così profondo mi faceva sempre più paura. Sembrava un enorme buca, la terra dentro era pesante. La buca più grossa che avevo scavato era stata l’anno prima al mare. Avevo anche trovato l’acqua, voi ci avete mai provato? Basta una paletta piccola. Ma perché tutte quelle persone vicino al pozzo non vedevano l’ora di tirarmi fuori da lì? Era arrivato persino il Presidente della Repubblica, come si chiamava? Pertini, mi pare. Fumava sempre la pipa ed era molto vecchio. Sapete quanti sono entrati nel pozzo per farmi uscire? Tanti. Si è infilato pure un ragazzo strano, molto piccolo, forse era uno gnomo, mi ha preso per un braccio, ma non riusciva a farmi uscire. Mi ha pure spezzato un osso e mi faceva male. Chiamavo la mamma, ma non mi rispondeva, chiedevo aiuto, ma non riuscivano ad aiutarmi. Io però volevo uscire di lì, avevo fame, sete e paura. E poi mi annoiavo, perché il tempo non passava mai. La mia salvezza era così importante che la tv mandò in onda per diciotto ore la mia disavventura. Accidenti, quanto tempo ho fatto perdere a quei signori del tg! Io sono un bambino normale, che importanza aveva far vedere a tutti che potevo farcela? Hanno sbagliato tutti. Io non sono riuscito ad uscire dal pozzo, perché ad un tratto mi sono addormentato e non mi sono svegliato più. Hai visto di cosa sono capaci i grandi? Hanno fatto vedere alla tv come sono morto. L’ho capito dopo, che non ero più vivo. Non vi so dire bene che cosa ho provato.
Di me poi hanno parlato quasi ogni anno, sono diventato famoso, senza volerlo. Poi ho saputo che un bambino di Gravina in Puglia, vicino Bari, è caduto anche lui in un pozzo, mentre giocava vicino ad una casa abbandonata e i suoi amici lo hanno fatto soccorrere. Lui si è salvato, anche se ha tante fratture dolorose e io lo posso capire, con tutto che mi hanno spezzato un osso solo. Insieme a lui hanno trovato voi due, caduti nel pozzo e rimasti bambini come me da due anni. Però ho saputo che non è venuta la tv a riprendervi quando siete caduti, ma nessuno vi ha cercati in quel pozzo e così siete morti pure voi. Ma siete scivolati o vi ha fatti cadere qualcuno? Io non ho capito. Come avete fatto a cadere tutti e due insieme? Vi ha buttato qualcuno? Non lo so, ma ho saputo che ce l’hanno con vostro padre, dicono che vi ha gettati lui. Non capisco il perché di tutto questo, cari amici di Gravina, perché dovrebbe essere stato lui? Non vi voleva bene? Io non capisco i grandi, davvero, ci puniscono sempre per cose che non abbiamo fatto, ci rimproverano di essere bambini, ci credono stupidi e non si ricordano che prima erano come noi. Ci fanno scontare il fatto di essere diventati adulti e di avere sempre problemi, preoccupazioni e responsabilità che noi piccoli non abbiamo. Io sono stato condannato a morire davanti a tutti, voi a morire soli. Forse noi bambini non siamo così importanti. Non lo so, ci penso spesso, forse sono troppo piccolo per capire, anche se non sono scemo. Ecco perché ho deciso di scrivervi, perché ora che so che siete più vicini a me e vi vorrei incontrare. Quando mi vedrete non mi prendete in giro perché mi vedete piccolo, io dovrei essere molto più grande di voi di età, ricordatevelo, anche se ciò non è successo. Io dovrei avere più di trent’anni e voi solo due di più di quando siete caduti. Perciò comportatevi bene con me. Spero davvero di conoscervi, solo noi possiamo capirci e, insieme, possiamo immaginare tutto quello che non abbiamo potuto mai vivere.
Un saluto
Alfredo
mercoledì 27 febbraio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
4 commenti:
La vicenda di Alfredino è rimasta un incubo nella mia memoria. Ricordo che il giorno dopo avevo l'esame di diploma ed ero sconvolta.
Molto bella questa lettera. Ciao!
bello questo blog, a cominciare dal titolo. Bellissimo! Tornerò per girarmelo in lungo e in largo. intanto ti metto fra i preferiti! ciao
Scusami se uso lo spazio commenti di una cosa tra l'altro drammatica e che fa gridare di tristezza e dolore (mio figlio ha quasi due anni ed ogni volta che ripenso a quelle due povere creature mi viene la pelle d'oca...). Dicevo, scusami ma uno dove può scriverti altrimenti? Non ho trovato la tua e-mail da nessuna parte! :-) volevo solo dirti che, ohibò, anch'io son emigrante e anch'io non sò cosa farò da grande! Cos'altro abbiamo in comune? Ah già il Rock, leggere, scrivere ... :-) non potevamo non incontrarci prima o poi! Ho la sezione "link" con i lavori in corso ma considerati già abbondantemente linkata fra i miei blog preferiti.
ciao Will Coyote
La lettera è bellissima, come sottofondo musicale ti consiglio "Alfredo" dei Baustelle che parla proprio di quella tragedia.
Posta un commento